
Rievocazione sbarco Dragut
August 21 @ 19:30 - 23:30 CEST

Dragut 21 agosto
C’è una lapide sulla facciata della chiesa patronale di San Giovanni di Monterosso al Mare che, a quasi cinque secoli di distanza, continua a raccontare una storia. È una piccola traccia incisa nella pietra: “1555 REPARATA FACTIS HEC TEMPORE MAS ANT VAX ET P SABINI”, a ricordare il restauro della chiesa avvenuto nel 1555, al tempo dei coltivatori di mansi Antonio Vaxinelli e Pietro Sabini. È da quella pietra, e dalle fonti storiche che documentano l’accaduto, che prende avvio la rievocazione che il 21 agosto riporterà Monterosso al centro di una delle pagine più drammatiche della sua storia rinascimentale: l’assalto del corsaro ottomano Dragut, avvenuto nel 1545, dieci anni prima dei lavori di restauro.
L’incisione si legge poco, bisogna guardare in alto, dove finisce la serie di marmo e ardesia. Il Teatro Amapola, con la regia di Sandro Daneri, intraprese la ricostruzione filologica del fatto e ne ripropose la parte più spettacolare: lo sbarco. Sino alla storica edizione del 2014. Oggi Lillo Vai riprende il testimone e le testimonianze e riprone l’iniziativa, promossa dal Comune di Monterosso al Mare e dalla Pro Loco di Monterosso. «Allora la rappresentazione era concentrata soprattutto tra il molo e la spiaggia; oggi il progetto torna con un impianto più ampio, coinvolgendo il paese e le sue comunità».
Il punto di partenza è documentato dal podestà di Manarola, che l’11 luglio informa la signoria di Genova: “a hore septe di nocte junse Dragut con altri corsarij con XV vaselli fra galere e fuste al loco di Monterosso dove hano sachegiato dicto loco et preso multe persone et morti con brusar”… Dragut, uno dei più temuti corsari del Mediterraneo, approdò nelle Cinque Terre e colse di sorpresa la popolazione monterossina nelle prime ore del mattino. Gli abitanti furono costretti a fronteggiare un attacco improvviso e numerosi uomini e bambini vennero fatti prigionieri. La spedizione proseguì poi verso Corniglia e Manarola, dove però gli abitanti riuscirono a organizzarsi con la popolazione di Riomaggiore e a respingere l’assalto dei corsari.
È questa storia, con la sua durezza, che la rievocazione vuole riportare alla memoria. Ma senza trasformare la violenza in spettacolo fine a se stesso. Anzi, proprio dalle pagine più sanguinose può nascere una riflessione sul presente e sulla necessità della pace. Spiega Vai: «La serata sarà costruita come un racconto storico e non come una festa tradizionale. Non ci saranno musica e intrattenimento nel senso consueto del termine: saranno le campane, le voci, i rumori della scena, i tamburi e i segnali di allarme a ricreare l’atmosfera di quel giorno. Il pubblico assisterà alla ricostruzione dell’attacco, alla fuga e alla difesa del paese. Verrà ricostruita la chiesa di Monterosso, da brusar; verrà issata la bandiera della Repubblica di Genova; sarà rievocato il cannoneggiamento tra le galee e la Torre Aurora; verranno evocate le sentinelle del Mesco; entrerà in scena Dragut, all’epoca sessantacinquenne,…». A dare corpo alla rievocazione saranno oltre cento comparse, tra corsari e barbareschi, armigeri, figuranti, residenti. Parteciperanno il Teatro Amapola, gli Armigeri della Milizia San Giorgio e Antichi Mestieri, il Gruppo Storico Borgo e Valle Musici e Sbandieratori Città di Levanto, le ballerine di danza orientale di Luni Danza, oltre a mangiafuoco, spadaccini e agli abitanti del paese, eredi di quei massari che ricostruirono San Giovanni.
La presenza degli sbandieratori e dei tamburini di Levanto è legata proprio all’ambientazione rinascimentale della rievocazione: un elemento che contribuisce a restituire il carattere e il linguaggio della seconda metà del Cinquecento, distinguendolo dalle precedenti rievocazioni dedicate al Medioevo. «Anche le imbarcazioni hanno un ruolo. – illustra Lillo -. La Zigoela, gozzo tradizionale in legno con vela latina, accompagnerà la rievocazione dal mare». Tutto sarà costruito per restituire un’immagine quanto più possibile fedele all’epoca, evitando soprattutto una rappresentazione stereotipata dei corsari: non i pirati dei Caraibi, ma uomini e donne di un Mediterraneo rinascimentale segnato da incursioni, guerre, commerci, prigionia e scambi tra popoli. Anche la scelta delle bandiere seguirà questo criterio, senza ricorrere a elementi estranei alla ricostruzione storica.
«Attraverso questa iniziativa vogliamo riportare nel cuore del borgo le atmosfere di un passato che appartiene alla nostra identità e alla memoria della comunità – afferma il Sindaco di Monterosso al Mare, Francesco Sassarini –. Si tratta di una manifestazione volta ad avvicinare cittadini e visitatori alla storia del nostro territorio, rendendoli parte attiva di un racconto collettivo. Il coinvolgimento degli abitanti di Monterosso è sicuramente l’elemento più significativo dell’iniziativa: saranno proprio loro, insieme a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento, a dare vita a questa ricostruzione storica. Colgo l’occasione per ringraziare la Pro Loco per l’organizzazione dell’evento, la Polizia Locale, i Carabinieri e la Protezione Civile per il presidio e l’ordine pubblico. Ci auguriamo che la serata del 21 agosto possa essere un momento di partecipazione, cultura e condivisione, capace di far conoscere una parte inconsueta della storia di Monterosso. Un ringraziamento speciale va al concittadino Enzo Vai che si sta occupando, con estrema cura e attenzione, della realizzazione dell’evento».
Perché la memoria di un paese passa anche dai suoi marmi, passa dalle sue torri, dalle sue chiese, dai suoi monasteri, dalle sue rocce e dal mare che ha visto arrivare e partire uomini e imbarcazioni da ogni parte del Mediterraneo. Ma passa anche dai contemporanei registi e cantori.
L’appuntamento è per il 21 agosto a Monterosso al Mare: a partire dalle ore 19 con I’apertura dei banchi gastronomici; alle 20:30 dal parcheggio di Fegina per la sfilata; e alle 21:30 al molo dei Pescatori per l’arrivo di Dragut.
